“Christus vivit”: il papa esorta i giovani a studiare per cercare senso nella vita

È stata pubblicata il 2 aprile “Christus vivit”, l’esortazione apostolica di papa Francesco rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio a conclusione del Sinodo sui giovani di ottobre 2018. Una sorta di “magna charta” per la pastorale giovanile, con riferimenti precisi anche per la pastorale delle istituzioni educative.

«La chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo», esordisce il papa, ma i giovani «possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, a essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà».

Nel VII capitolo di Christus vivit, Francesco esorta a dare spazio a una «pastorale giovanile popolare», «dove ci sia posto per ogni tipo di giovani» e pronta a cambiare partendo dalla capacità di raccogliere le critiche dei giovani. «Una pastorale più ampia e flessibile», spiega Francesco, che sappia valorizzare anche «quei giovani credenti che sono leader naturali nei quartieri e nei diversi ambienti». No, allora, a una pastorale giovanile «asettica, pura, adatta solo a un’élite giovanile cristiana che si sente diversa, ma che in realtà galleggia in un isolamento senza vita né fecondità». La pastorale giovanile, quando smette di essere elitaria e accetta di essere popolare, «è un processo lento, rispettoso, paziente, fiducioso, instancabile, compassionevole», e ha bisogno dell’accompagnamento degli adulti, emerso con forza anche nel Sinodo, che comporta la necessità di preparare consacrati e laici, uomini e donne, qualificati.

In merito alla pastorale delle istituzioni educative, il papa ribadisce che la scuola «è luogo privilegiato di promozione della persona» e non va «trasformata in un “bunker” che protegge dagli errori “di fuori”». L’istruzione religiosa deve essere molto attenta a non creare un’insormontabile discrepanza tra ciò che insegna ai giovani e il mondo in cui essi si trovano a vivere, ma insegnare «modi di pregare e di vivere la fede che possano essere facilmente sostenuti in mezzo al ritmo di questa società», formando «una persona forte, integrata, protagonista e capace di dare».

«La scuola cattolica continua ad essere essenziale come spazio di evangelizzazione dei giovani. È importante tener conto di alcuni criteri ispiratori indicati nella costituzione apostolica Veritatis gaudium in vista di un rinnovamento e rilancio delle scuole e delle università “in uscita” missionaria, quali: l’esperienza del kerygma, il dialogo a tutti i livelli, l’interdisciplinarietà e la transdisciplinarietà, la promozione della cultura dell’incontro, l’urgente necessità di “fare rete” e l’opzione per gli ultimi, per coloro che la società scarta e getta via. E anche la capacità di integrare i saperi della testa, del cuore e delle mani (n. 222).

D’altra parte, non si può separare la formazione spirituale dalla formazione culturale, afferma il papa. «La chiesa ha sempre voluto sviluppare per i giovani spazi per la migliore cultura. Non deve rinunciarvi, perché i giovani ne hanno diritto».

«Oggi specialmente, diritto alla cultura significa tutelare la sapienza, cioè un sapere umano e umanizzante. Troppo spesso si è condizionati da modelli di vita banali ed effimeri, che spingono a perseguire il successo a basso costo, screditando il sacrificio, inculcando l’idea che lo studio non serve se non dà subito qualcosa di concreto. No, lo studio serve a porsi domande, a non farsi anestetizzare dalla banalità, a cercare senso nella vita. È da rivendicare il diritto a non far prevalere le tante sirene che oggi distolgono da questa ricerca. Ulisse, per non cedere al canto delle sirene, che ammaliavano i marinai e li facevano sfracellare contro gli scogli, si legò all’albero della nave e turò gli orecchi dei compagni di viaggio. Invece Orfeo, per contrastare il canto delle sirene, fece qualcos’altro: intonò una melodia più bella, che incantò le sirene. Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione» (n. 223).

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