Evoluzione e creazione: biologia, teologia e filosofia a confronto

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È un tema fondamentale e una sfida per la riflessione teologica questo tempo segnato dalla ricerca scientifica e dalla biologia evolutiva. La teologia cristiana vive infatti di una duplice fedeltà e attenzione: alla rivelazione cristiana e all’oggi degli uomini; per questo cerca il dialogo tra gli interrogativi che la scienza pone e la fede nel creatore come interpretazione del senso della vita e del posto dell’uomo. Così il preside della Facoltà teologica del Triveneto, Roberto Tommasi, ha introdotto i lavori del convegno annuale (saluto del preside ), dedicato al tema Evoluzione e creazione, per ritrovare una relazione svoltosi martedì 13 maggio 2014 a Padova (programma ).
I lavori della mattinata, coordinati da Simone Morandini, docente di Teologia e spiritualità della creazione alla Fttr (introduzione e conclusioni ), si sono articolati in tre relazioni, che hanno portato il punto di vista del biologo, del teologo e del filosofo.
 
Alessandro Minelli, biologo evoluzionista, docente dell’Università di Padova, ha proposto un excursus sull’evoluzionismo nel mondo scientifico da Darwin al darwinismo, dal successivo neodarwinismo alla Sintesi moderna, fino a una più articolata visione dell’evoluzione, frutto recente del lavoro di un gruppo di biologi e filosofi della biologia che ha avviato un vero e proprio movimento di pensiero, il cui obiettivo è quello di dare vita a una Sintesi estesa. Quest’ultima introduce alcuni importanti cambiamenti, in particolare un ridimensionamento del ruolo della selezione naturale come fonte di novità evolutive e l’attenzione ai meccanismi attraverso cui viene generata la variazione all’interno delle popolazioni, e quindi ai vincoli ai quali sono soggetti i processi di sviluppo e agli scenari di una possibile evoluzione di questi. «La crescente integrazione fra le due tradizioni di studio (biologia evoluzionistica e biologia dello sviluppo) – ha concluso Minelli – sta dando comunque risultati molto positivi, non solo nell’ambito della ricerca scientifica, ma anche perché fornisce ottimi argomenti capaci di rendere più facile, o almeno più plausibile, una lettura del mondo vivente in termini evoluzionistici». (schema della relazione di A. Minelli: Cos’è evoluzione oggi )
 
La parola è passata poi al teologo Jacques Arnould, del Centro studi spaziali di Parigi, che ha subito evidenziato un nodo gordiano: «Non c’è nulla di lineare nella vita, essa è qui e anche altrove e nessuno può pretendere di dominarla perché essa è conosciuta solo come un’esperienza. Per questo la nostra conoscenza della vita resterà sempre limitata: questo non-sapere riguarda la nostra stessa condizione umana». Ciò vale anche per la questione degli inizi, di fronte alla quale l’uomo si dovrebbe definire come «homo sapiens credens»: a prescindere dai nostri saperi, ha affermato il teologo francese, dobbiamo scoprire e accettare che la nostra fede sia interrogata, e non accontentarci dell’esperienza, ma «confessare un Dio creatore». «La questione dell’origine – ha specificato – non si può esaurire in un punto di partenza determinato una volta per tutte, ma riemerge in ogni momento nel nostro interrogarci». Se siamo costretti ad adottare l’hic et nunc è perché la contingenza è la condizione stessa dell’opera di creazione. Confessare Dio creatore non denota la sola fede, ma anche la speranza, ha proseguito, e dunque una prospettiva storica ed escatologica. «Il credente può liberamente credere nell’atto di creazione divina e non aggiunge niente a ciò che è, piuttosto può scrutare la luce nelle cose».
Arnould ha quindi invitato a ritrovare il senso della cristologia cosmica, a non temere di dare una statura cosmica a Cristo. «Dio – ha concluso – non ha determinato tutto in anticipo. La storia dell’umanità, del vivente e del popolo eletto devono essere tracciate nella polvere del cammino dell’esodo. Per questo ci può essere, e c’è, del nuovo sulla terra. Le teorie scientifiche non si devono temere, anzi, la teoria dell’evoluzione ci dice che spetta a ognuno di noi scegliere di essere e di divenire umano». (leggi la relazione di J. Arnould: L’œuvre de creation, une ancienne alliance toujours nouvelle. Un regard théologique sur les théories de l’évolution )
 
Paolo Costa, docente del Cssr di Trento, ha evidenziato il nocciolo filosofico della questione. Nella diatriba sulla continuità o discontinuità tra la mente umana e il cosmo fisico, tra il pensiero e la materia, il nervo scoperto è l’uomo e l’immagine che di esso ci facciamo. Non si può chiedere a una teoria del Tutto, sia essa a base scientifica o teologica, di fare piazza pulita di tutti i problemi, perché non sono in gioco solo teorie, ma una fitta rete di pratiche personali e sociali (scelte che facciamo, azioni che compiamo…) che rimandano a un aspetto non ulteriormente riducibile delle vite degli agenti e pazienti morali. Queste pratiche infatti «non sono altro che modi regolati di fare le cose, che dipendonoda una certa comprensione o immaginazione del mondo sociale e naturale, di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò che è umano o disumano, di ciò che ha importanza e di ciò che non lo ha. In questo senso, le pratiche tracciano dei confini, ovvero marcano delle differenze qualitative, di fronte alle quali è normale esitare e sviluppare l’intuizione dell’esistenza di un valore “forte”, non puramente ipotetico o strumentale».
Una pista di ricerca promettente, secondo Costa, potrebbe consistere nello studio dell’evoluzione umana che consideri l’influenza determinante anche dei contenuti ideali dell’esperienza: il legame che abbiamo con la restante parte della natura non è solo una realtà di fatto, ma è pure intessuto di principi, beni e valori. In conclusione, Costa ha richiamato a riscuotersi dallo shock generato dall’Origine delle specie di Darwin (pubblicato nel 1859, ancora per molti ha un effetto paralizzante) e a trovare un nuovo equilibrio riflessivo, che dovrà essere, sulla scia di Kant, un «risveglio da un sonno dogmatico millenario». (leggi la relazione di P. Costa: L’uomo nell’evoluzione )
 
Nel pomeriggio i partecipanti al convegno si sono suddivisi in quattro gruppi di discussione, dove hanno declinato e approfondito gli stimoli ricevuti dai tre relatori in alcuni temi specifici: Nuovo ateismo “scientifico” (coordina Leonardo Paris, Fttr); Educare alla vita buona nel tempo della scienza (Giuseppe Quaranta, Fttr); Evoluzione e sorgere dell’anima (Simone Morandini, Fttr); Disabilità e valore della persona(Francesca Marin, Università di Padova).
 
Le conclusioni, per Uno sguardo al futuro, sono state curate dai coordinatori del convegno, Simone Morandini (Fttr) e Piero Benvenuti (Università di Padova), che hanno sottolineato in particolare come la riflessione teologica non può restare indifferente né negare i risultati scientifici e come la scienza, d’altra parte, ha la necessità di riflettere su ciò che sta acquisendo. La riflessione e il dialogo sono importanti non solo per il credente ma per l’uomo in generale..
 
 
Paola Zampieri
 
 
Le foto  del convegno 
 
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