La lezione di Luigi Sartori: teologare è un cammino fatto insieme

Nell’atto accademico in ricordo di Luigi Sartori a dieci anni dalla morte, Paolo Ricca e Piero Coda hanno ripercorso alcuni tratti della personalità e del pensiero del teologo padovano, oggi raccolto in un volume che lo restituisce in una prospettiva di sintesi entro il binomio fede-storia. Sono disponibili i file audio degli interventi.

«Anche se non ha potuto sedere, per ragioni anagrafiche, su una cattedra della Facoltà teologica del Triveneto, siamo debitori a mons. Luigi Sartori per il contributo di pensiero che ha dato, preparandone il terreno per la nascita». Così il preside Roberto Tommasi ha aperto l’atto accademico che la Facoltà ha voluto dedicare, l’8 giugno, alla memoria del teologo patavino, a dieci anni dalla morte. «Ricordiamo un amico e un teologo che ha fatto dell’amicizia, dell’ospitalità, del dialogo, una cifra importante del suo fare teologia ed essere maestro di teologia».
Sono intervenuti i teologi Paolo Ricca, valdese, e Piero Coda, cattolico, che hanno portato ricordi personali e sottolineature della figura di Sartori, approfondendo anche alcuni passaggi del volume La fede lievito della storia. Il senso dell’itinerario teologico di Luigi Sartori, tesi dottorale di Antonio Ricupero difesa presso la Facoltà, che per la prima volta ha restituito in maniera sistematica e organica il pensiero del teologo patavino.

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Paolo Ricca, già docente alla Facoltà di Teologia valdese di Roma, ha raccontato il suo incontro con Sartori in ambito ecumenico, in particolare nell’attività del Sae – Segretariato attività ecumeniche e della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese. «Era un animatore teologico instancabile, con grande apertura al nuovo, al diverso – ha affermato Ricca –; aveva anche uno spiccato senso dell’umorismo e un amore quasi fanciullesco per la barzelletta, che amava ascoltare e raccontare».

«Sartori non era un ripetitore di dottrine acquisite. Tendeva piuttosto a ripensarle, riformularle, superarle, considerandole punti di partenza per un oltre che si deve cercare altrove. Grazie a lui il Sae non è stato semplice arena in cui le diverse ortodossie confessionali si sono confrontate in maniera statica, ma spazio in cui esponenti delle diverse chiese, confessioni e tradizioni hanno cercato insieme di guardare oltre se stessi verso una meta comune che è l’unità cristiana».

Il volume di Antonio Ricupero è stato definito “sontuoso”, per la capacità di organizzare la varietà dei temi in un pensiero articolato attorno a un nucleo: “la fede lievito della storia”, che Ricca ha confermato essere il cuore della riflessione di Sartori. «Nel binomio fede-storia si potrebbero anche invertire i termini – ha suggerito – e dire che “la storia è lievito della fede”».
L’ecumenismo di Sartori ha guardato al pluralismo – di teologia, di carismi, di chiese particolari, di religioni – come diversità costitutiva dell’unità, una diversità che dev’essere riconciliata e che egli affrontava con serenità: «È la serenità – ha affermato Ricca – di chi è sicuro del fatto suo perché confida nella bontà del progetto, perché sa che su quel progetto c’è una promessa di Dio e quindi c’è la certezza che quella promessa si realizzerà: l’unità cristiana vedrà la luce. Siamo sereni – ha concluso Ricca – perché sicuri che il fatto ecumenico non è nostro: è opera, volontà di Dio. In questo sguardo fiducioso in avanti mi sento in piena sintonia con Sartori e auspico che questa bella eredità sia colta e proseguita qui a Padova nelle generazioni che verranno».

L’intervento di Piero Coda, preside dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano, ha tratteggiato la figura di Sartori nell’ambito teologico legato all’Ati – Associazione teologica italiana, di cui Coda è stato terzo presidente, dopo Sartori e Severino Dianich. «Appena eletto, nel 2003, gli telefonai per una benedizione in questa “successione teologica” – racconta – e da qui scaturì una frequentazione viva, fraterna, in cui mi misi alla scuola di questo maestro. Quando maturò l’idea dell’ontologia della carità, mi disse: “L’amore è il motore di tutto. Piero, lavora su questa strada”». L’invito di Coda è quindi a rilanciare i sentieri aperti da Sartori, per cui servono energie giovani, che si impegnino a portare avanti l’idea alta e innovativa di teologia da lui coltivata, capace di uno sguardo che incide sulla realtà.
«Il principio vitale che permette di articolare la reciprocità tra fede e storia – ha spiegato Coda – sta, da un lato, nell’incarnazione e nella Trinità e, dall’altro, nella carità. Per Sartori la fede cristiana nella Trinità è legata a due esperienze: Cristo e lo Spirito. L’esperienza dell’incarnazione che si compie nella Pasqua è escatologica, nel senso che introduce nella relazione con Dio come padre e mi fa riscoprire figlio e fratello. C’è una dialettica nel mistero della croce che fa sì che la situazione di allontanamento da Dio diventi il luogo in cui ci si trova figli e fratelli, partendo dal fango della storia dove Cristo è entrato fino in fondo. L’altra esperienza che mi mette nella storia è la Pentecoste: “nello Spirito ci sentiamo nuova creatura”, affermava Sartori».

Da qui si comprende il fare teologia dentro il cuore del mistero pasquale: ecco la fede lievito della storia. «È teologia “cosmica” – afferma Coda – perché si slancia fuori di sé andando al suo centro più profondo. Questa è l’idea di teologia di Sartori: pasquale, escatologica, mistica e profetica».

Fare teologia è apertura all’altro con cui cammino: in relazione di un dare che è ricevere, apro a uno spazio che è senza misura. «Dialogo non è solo ascoltare quello che l’altro mi dice; io penso veramente nell’evento del rapporto con l’altro. L’esperienza fondamentale del fare teologia è ascoltare la voce dello Spirito, del maestro che si rende presente nell’agorà. Questa è la lezione di Sartori: teologare è un cammino comune, fatto insieme Per questa idea di teologia, – ha concluso Coda – egli non ha solo esercitato il ministero del teologo, ma saputo accogliere e trafficare il carisma del teologo».

Antonio Ricupero, autore del volume La fede lievito della storia, ha raccontato come il suo incontro con Sartori – incrociato solo di sfuggita nelle aule del seminario, quando studiava teologia a Padova – si sia concretizzato nello studio dei suoi scritti, sollecitato dal docente Roberto Tura, per la stesura della tesi di licenza, prima, e poi di dottorato. «Mi hanno colpito lo stile limpido e lineare, l’assenza di erudizione, l’originale sintesi inclusiva, il suo pensiero attraente perché testimoniale, la capacità di instaurare un dialogo con il lettore che si prolunga oltre le linee dello scritto – ha spiegato. E ancora, la sua teologia come ricerca dell’unità, la relazione biunivoca che lega fede e storia; il suo essere uomo spirituale e capace di dare vita a un pensiero forte, non autoritario; l’idea che l’ecumenismo è un approccio che chiede una maturazione lunga e faticosa».

Infine, Roberto Tura, che fu in rapporto strettissimo con Sartori, ha portato un ricordo personale dell’ultimo Avvento trascorso da lui in seminario a Padova. «Quando lo accompagnavamo alla preghiera mattutina in cappella, ci faceva delle raccomandazioni: “Andiamo ad ascoltare i profeti, perché ci invitano a puntare lo sguardo in avanti. I profeti hanno grande speranza perché leggono il passato in maniera creativa. La teologia è sempre ante e retro oculata: deve saper guardare avanti e indietro”. E insisteva: “Non dimenticatevi del mio pensiero”. Questo atto accademico – ha concluso Tura – soddisfa uno degli ultimi desideri di Sartori: che il suo pensiero fosse studiato».

 

Paola Zampieri

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