La ”religione” del capitalismo globale e la denuncia di papa Francesco

Padova, 18 febbraio 2014
C’è un paradosso che inquieta la nostra società: la cristianità è stata la nutrice della società di mercato e proprio all’interno della cristianità si levano ora le voci critiche verso l’economia di mercato. È partita da qui la prolusione del prof. Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna, chiamato a inaugurare il nono anno di attività della Facoltà teologica del Triveneto, martedì 18 febbraio 2014 a Padova.
L’economia di mercato, modello di organizzazione sociale di stampo francescano nata nel Quattrocento, il secolo dell’umanesimo civile, aveva come fine il bene comune, ha spiegato Zamagni nell’intervento dal titolo Cristianesimo e ordine economico globale. La dottrina sociale della chiesa con particolare riferimento al magistero di papa Francesco. La trasformazione in economica capitalistica, compiutasi con la riforma protestante e l’avvento del calvinismo, ha posto a fine il bene totale, in nome del principio dell’accumulazione del capitale e della massimizzazione del profitto, fino a che il mercato capitalistico è diventato globale. «Fino all’avvento della globalizzazione il mercato capitalistico era una deviazione, ora l’economia capitalistica globale – ha scandito il relatore – è diventata essa stessa una religione, ovviamente immanentista, che si oppone al cristianesimo». E ha argomentato i tre aspetti che la caratterizzano in quanto tale: «Essa ha un fine: la crescita, l’aumento più alto possibile dei beni e servizi prodotti dal sistema economico; ha un mezzo: l’efficienza, quindi soltanto gli efficienti hanno titolo di partecipare alla società, gli altri sono lasciati in disparte; infine ha una morale: quella utilitaristica, che spinge a massimizzare l’utilità per essere felici».
Già i pontefici precedenti avevano denunciato la situazione (si pensi alle encicliche  Rerum novarum, Mater et magistra, Populorum progressio…), ma papa Francesco «svelandoci la natura religiosa del nuovo modello che chiamiamo capitalismo globale, va oltre e questo dà fastidio, a troppi» ha affermato Zamagni, evidenziando poi i tre pilastri dell’argomentazione dell’attuale pontefice. Innanzitutto con l’avvento della globalizzazione, nell’ultimo trentennio, è avvenuta la divisione dei compiti fra politica ed economia (non-sovrapposizione dei magisteri, in inglese Noma): chi definisce i fini è il mercato e il politico è chiamato a realizzarli. Papa Francesco non lo accetta e richiama la politica a tornare a essere il regno dei fini, perché è a lei che spetta realizzare il bene comune. Il secondo punto è la distinzione tra povertà, che è una virtù evangelica e consiste nel distacco dalle cose e dal potere, e miseria, che è vizio, male, induce al peccato e quindi va estirpata. Infine, il papa ha denunciato la “dottrina dello sgocciolamento” (che si esprime nell’aforisma: una marea che sale solleva tutte le barche) nella sua sostanza [lasciando da parte le polemiche sulla traduzione del termine, imprecisa, fatta dal papa]. «Il papa ha ragione, anche dal punto di vista economico è ormai scientificamente dimostrato che è falso che quando aumenta la ricchezza ce ne sia per tutti; e dal punto di vista della dottrina sociale della chiesa non è nemmeno accettabile che chi si trova al fondo della gerarchia sociale possa beneficiare solo delle briciole. Il “conservatorismo compassionevole” è anticristiano». E ha concluso: «Se fino a un recente passato il compito del cristiano poteva essere rimediare alle ferite, oggi invece dev’essere quello di aggredire le cause della malattia e di non aver paura di dire e di praticare la virtù».
 
La prolusione è stata preceduta dal saluto del vice gran cancelliere, il vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo  (leggi il testo integrale ►) e dagli interventi del gran cancelliere, il patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia (leggi il testo integrale ►), e del preside mons. Roberto Tommasi (leggi il testo integrale ►e la relazione sulle attività accademiche ►).
Ricerca e rete sono le parole-chiave emerse nelle due relazioni, nel quadro di una Facoltà teologica che – in sintonia con il magistero di papa Francesco – assume nell’ambito della questione educativa le problematiche del rapporto chiesa-società, in particolare i temi del lavoro e delle migrazioni. Obiettivo: la formazione dell’uomo – principio valoriale di ogni scelta sociale, economica e finanziaria – e quindi la realizzazione di condizioni di vita sempre più degne di ogni uomo e di tutto l’uomo.
 
Paola Zampieri
 
 
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