Scienza e umanesimo uniti per un’evoluzione globale della cultura

Scienza, filosofia della natura, scienze sociali, teologia: quattro ambiti in cui declinare il tema della complessità. Dalla fisica quantistica all’intelligenza artificiale, dalla comunicazione di massa alla relazione con il Creatore, oggi la realtà chiede modelli interpretativi e linguaggi diversi, in apparenza anche contrapposti, ma che in realtà richiamano alla necessità di riunire pensiero scientifico e pensiero umanistico dopo oltre quattro secoli di separazione. Ne parliamo con Piero Benvenuti, docente emerito di astrofisica dell’Università di Padova e tra i coordinatori di un ciclo di incontri giunto alla decima edizione.

Il rapporto tra la cultura scientifica e la cultura umanistica, le interazioni fra i diversi campi del sapere, il superamento di una divisione nata con la rivoluzione copernicana e ormai destinata a ricomporsi: è questo il fil rouge che da un decennio guida il ciclo di incontri annuale promosso da Facoltà teologica del Triveneto e Università di Padova. L’iniziativa ha coinvolto circa 720 partecipanti, di cui oltre il 90 per cento sono insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, principali destinatari della proposta, nata proprio come forum per approfondire e discutere temi da portare poi in classe e da trasmettere agli studenti. Con l’obiettivo quindi di formare le nuove generazioni a un pensare fondato e libero su argomenti quali la cosmologia, l’evoluzione biologica, le neuroscienze, la rete internet, l’ecologia, i risultati raggiunti negli ultimi anni dalle scienze fisiche, la probabilità. A questi si aggiungerà la complessità – declinata nell’ambito della scienza, della filosofia, delle scienze sociali e della teologia – che sarà messa a tema nella nuova edizione del corso che avrà inizio il 27 febbraio 2020 e si articolerà in cinque incontri (5, 19 e 26 marzo, 2 aprile, dalle 15.30 alle 18 in Facoltà, via del Seminario 7 a Padova – info e programma).

Ne parliamo con Piero Benvenuti, docente emerito di astrofisica dell’Università di Padova e coordinatore della proposta, assieme a Giulio Peruzzi (Università di Padova) e Simone Morandini (Facoltà teologica del Triveneto).

Professor Benvenuti, oggi appare sempre più avvertita un’esigenza di riunificazione delle culture, in particolare il pensiero scientifico e il pensiero umanistico, divisi da oltre quattro secoli di storia. Sembra un buon segnale di un’evoluzione globale della cultura.

«L’interazione tra la cultura scientifica e la cultura umanistica è oggi necessaria, fruttuosa e sentita. Non è più possibile chiudersi all’interno di una specializzazione unica, perché il mondo è molto più complesso e vale la pena mettere in gioco tutte le capacità che l’uomo ha di rapportarsi alla realtà. La scienza ha dimostrato, con il suo metodo, di avere grandi possibilità di sviluppo, ma non può essere lasciata da sola perché di per sé non è sufficiente, non è esaustiva; essa ha bisogno anche della teologia, della filosofia, dell’arte e della capacità inventiva dell’uomo. Quando si riesce a coniugare tutte questa nostre capacità si ottiene un risultato molto più soddisfacente sia dal punto di vista personale sia a livello dell’evoluzione globale della cultura».

Il citato tema della complessità, che oscilla tra riduzionismo e antiriduzionismo, chiama in causa la costruzione di un modello razionale della realtà e non solo…

«La riduzione di un fenomeno a sottofenomeni sempre più semplici, che possano essere analizzati in maniera più diretta, con meno variabili, è un modo di procedere che nella storia della scienza ha dato grandissimi risultati. Il rischio, o la trappola, però, è di pensare che ogni fenomeno reale possa essere scomposto in elementi più semplici e che il risultato sia la semplice somma di questi elementi».

Quali sono i limiti della tesi riduzionista?

«Quando la complessità supera un certo livello emergono dei fenomeni che non erano prevedibili dalla semplice somma degli elementi, e quindi ne esce qualcosa di totalmente nuovo. In particolare, l’intelligenza o la coscienza dell’uomo non possono essere ridotte alla semplice somma dei neuroni che funzionano nel nostro cervello».

E qui tocchiamo il tema dell’intelligenza artificiale.

«L’intelligenza artificiale è un argomento di sviluppo scientifico e tecnologico molto importante. Certamente si utilizzano tecnologie avanzate e capacità di calcolo sempre più sofisticate e complesse, che permettono di eseguire in tempi rapidissimi operazioni che l’uomo stesso non riuscirebbe a fare con la stessa velocità ed efficienza. Ma ciò non vuol dire che da questa “semplice” complessità emerga qualcosa di completamente nuovo come è appunto la coscienza. Non si tratta cioè di creare una vera e propria intelligenza che abbia coscienza di sé, come quella dell’uomo: l’intelligenza artificiale non diventerà mai veramente coscienza».

La scomposizione dei fenomeni in elementi più semplici per trovare una spiegazione razionale è tipica del metodo scientifico. È una tecnica che ancora oggi, in questo campo, funziona perfettamente?

«La realtà è sempre più complessa rispetto ai modelli fisici che costruiamo per comprenderla e per prevedere i fenomeni. La tecnica quindi funziona ma non è completa. Ad esempio, la realtà dell’estremamente piccolo, a livello di fisica atomica, assume caratteristiche che un singolo modello non riesce a descrivere (pensiamo alla fisica quantistica) e quindi dobbiamo adattarci a descrivere la realtà anche con modelli diversi, che sembrano essere contrapposti ma sono necessari proprio per la complessità della realtà stessa».

E nell’ambito della filosofia della natura?

«Nel passato si sono adottate delle suddivisioni nette fra il regno della materia inanimata, il regno vegetale, il regno della vita biologica animale, il regno dell’intelligenza. La riduzione della totalità della realtà a compartimenti stagni diventa sempre meno adeguata, poiché viviamo in una realtà in evoluzione – dalla materia alla vita vegetale e animale fino all’emergere della coscienza – dove l’aumento della complessità dei fenomeni fa emergere qualcosa di totalmente nuovo, oltre la realtà fisica e i fenomeni misurabili».

Nel campo delle scienze sociali entrano poi in gioco i singoli individui che interagiscono…

«Oggi la possibilità di connettersi e di comunicare in tempo reale con grandi masse di persone fa emergere dei fenomeni reali assolutamente imprevedibili fino a qualche decennio fa. Di fatto, ci troviamo di fronte a un’entità completamente inattesa e nuova che nasce dalla complessità di unire coscienze e pensieri individuali in un network che reagisce quasi come fosse un singolo organismo. Rifacendoci alla visione di Teilhard de Chardin, potremmo parlare di “noosfera”, quasi un individuo che supera il singolo individuo e diventa un’entità di coscienza complessa».

E la teologia, in questo contesto, a che cosa è chiamata?

«Anche in questo campo del sapere, pensiero e linguaggio vanno adattati alla nuova situazione. Quando ci si rende conto di questa evoluzione dell’umanità occorre indagare come essa entri in dialogo con il Creatore, in un rapporto che si avvicini sempre più all’essenza della Trinità, la relazione tra Creatore e creatura legati dallo Spirito. Il concetto di Trinità resta un mistero, che però va interpretato continuamente e l’interpretazione va aggiornata sfruttando anche l’evoluzione a cui assistiamo».

Paola Zampieri

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