Universalità dei diritti dell’uomo in prospettiva interculturale e interreligiosa

La rivista della Facoltà, Studia patavina, affronta la questione dei diritti dell’uomo a partire da competenze differenti – filosofiche, giuridiche, teologiche, sociologiche – e facendo anche riferimento ai casi concreti del mondo islamico e delle culture asiatiche. Nel fascicolo (2/2017, in uscita) è contenuto anche un contributo sulla questione delicata delle coppie irregolari, approfondita a partire dal cap. VIII di Amoris laetitia.

Il nuovo numero della rivista della Facoltà teologica del Triveneto Studia patavina (2/2017, in uscita in questi giorni) propone un focus sul tema: Universalità dei diritti dell’uomo in prospettiva interculturale e interreligiosa. A partire da competenze differenti – filosofiche, giuridiche, teologiche, sociologiche – la questione viene affrontata non solo da un punto di vista teorico, ma anche facendo riferimento ai casi concreti del mondo islamico e delle culture asiatiche.

«I diritti dell’uomo, proprio nell’affermazione del loro carattere universale, appaiono essere, in realtà, il frutto di una storia e di una cultura particolari, non immediatamente comprensibili e traducibili all’interno di orizzonti culturali differenti. Universalità e particolarità appaiono così essere inscindibilmente connesse nella nozione dei diritti umani» scrive nell’editoriale Valerio Bortolin, che ha insegnato filosofia alla Facoltà e all’Issr di Padova e ha curato il focus prima di lasciarci improvvisamente il 10 giugno scorso (la rivista gli dedica un ricordo a firma dell’amico e segretario generale della Facoltà, Gaudenzio Zambon). «La consapevolezza dell’importanza della dimensione religiosa e culturale della vita umana, non astrattamente separabile dalla dimensione pubblica e civile, – prosegue Bortolin – ci permette di coglierne la rilevanza non solo teorica, ma anche pratica, particolarmente in un mondo come il nostro nel quale persone di religioni e culture differenti si confrontano quotidianamente tra di loro».

Oltre all’editoriale, l’approfondimento si articola in sei contributi, prevalentemente di docenti dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Padova, con l’intento di rispondere alla questione se, in quale misura ed entro quali limiti, i diritti dell’uomo possono davvero costituire, nonostante la particolarità della loro origine, la piattaforma etica capace di essere un terreno d’incontro tra i diversi popoli con le loro differenti culture e le loro differenti concezioni antropologiche e religiose.
Apre la riflessione Francesco Viola, docente emerito dell’Università di Palermo, che mette in luce l’esistenza di due strade possibili, non alternative tra di loro, per esplorare l’universalità dei principi: quella che dal particolare risale all’universale, sulla base di un approccio ermeneutico, e quella, di tipo ontologico, che dall’universale discende al particolare, attraverso il riferimento a una comune natura umana come fondamento ultimo dei diritti.
Valerio Bortolin riprende le due vie cercando di coglierne l’intreccio nelle due impostazioni apparentemente contrapposte di Jacques Maritain e di Simone Weil. In questa prospettiva l’affermazione dell’universalità dei diritti (Maritain), oppure dell’universalità del dovere (Weil) appaiono essere percorsi possibili capaci di articolare insieme ricerca del fondamento e ricerca del consenso.
Enrico Riparelli, collocandosi dal punto di vista teologico, si propone di evidenziare l’apporto che le religioni, senza rinunciare alla loro specificità e senza ridursi a essere semplici produttrici di valori etici, possono dare ai diritti umani. Se da una parte questi le obbligano a ripensare le loro tradizioni al fine di cogliervi quanto c’è di contrario alla dignità dell’uomo, esse, riformulando il loro linguaggio in termini universali, sono chiamate a offrire quel fondamento teologico capace di inserire la tematica dei diritti e la questione antropologica in un orizzonte di senso piú ampio.
Enzo Pace e Giangiorgio Pasqualotto (Università di Padova), a partire dalla loro competenza specifica, offrono due riflessioni rispettivamente su come si pone attualmente la questione dei diritti umani nell’islam e sul rapporto tra diritti umani e valori in Asia. Il primo ritiene che anche l’islam, come le altre religioni, tramite un percorso di auto-riflessione sui suoi fondamenti, possa arrivare a comprendere che il paradigma dei diritti umani non solo non rappresenta una minaccia per la sua pretesa di verità, ma rappresenti un’opportunità per rendere lo stesso islam piú vicino alla sensibilità odierna. Tale processo può forse realizzarsi grazie all’islam europeo, nella misura in cui, pur non rinunciando al suo universo simbolico, diventa consapevole del processo di irrigidimento subito dalla Legge religiosa nel tempo.
Giangiorgio Pasqualotto, rifacendosi alle posizioni di Panikkar e di Jullien, cerca di individuare nelle culture dell’India e della Cina gli equivalenti omeomorfici dei diritti umani, tenendo presente che la differenza tra le culture non riguarda solo le risposte ai problemi, ma la stessa formulazione e comprensione dei problemi. Ciò presuppone un dialogo radicale nel quale vengono messe a confronto e discusse non solo le opinioni differenti, ma i loro stessi presupposti.
Giuseppe Manzato infine, collocandosi all’interno della tradizione che ha generato i diritti dell’uomo, la tradizione cristiana, sviluppa una serie di considerazioni critiche nei confronti dell’attuale cultura occidentale. Il suo rifiuto della dimensione della trascendenza, cosí come la sua censura della verità in rapporto a una natura che precede e norma l’essere umano, porta ad affrontare le questioni fondamentali riguardanti il matrimonio, la famiglia, la vita, la morte, solo in termini di affermazione della libertà individuale, facendo corrispondere, almeno in linea di principio, a ogni desiderio un diritto.
Completano il focus alcuni brevi interventi di Giuseppe Mazzocato, Antonio Da Re, Margherita Cestaro, frutto della loro partecipazione al seminario organizzato per la sua preparazione.

«Il risultato che mi pare emergere dai contributi colti nel loro insieme – conclude Bortolin – non è certo quello di una contestazione dei diritti dell’uomo e del loro carattere di universalità, ma piuttosto la presa di coscienza che, in quanto strumento storico, pur nella relatività e nell’ambiguità della loro formulazione, i diritti dell’uomo rappresentano una tappa significativa di quel cammino di civiltà che ha caratterizzato, pur se in forme diverse, la storia dell’umanità. Il loro riconoscimento e apprezzamento non possono quindi che essere accompagnati dal desiderio di proseguire il cammino, andando, in riferimento al rispetto dovuto a ogni essere umano, nella direzione di una prospettiva sempre piú universalistica. A tale cammino ogni cultura, attingendo ai tesori religiosi, etici, spirituali presenti nella propria tradizione, può e deve dare il proprio contributo, interpellando e lasciandosi interpellare dalle altre culture».

Il fascicolo 2/2017 contiene anche la prolusione del card. Gianfranco Ravasi al dies acadmicus della Facoltà teologica del Triveneto, dal titolo Vangelo, cultura ed Evangelii gaudium (Padova, 28 marzo 2017).

Fra gli altri articoli della rivista si segnala il contributo di Giampaolo Dianin, docente di morale sessuale e familiare alla Facoltà, dal titolo Accompagnare, integrare, discernere. Riflessioni sul cap. VIII di Amoris laetitia. Lo studio affronta la questione delicata delle coppie irregolari cercando una lettura fedele al testo; dopo aver confrontato il testo di papa Francesco con le indicazioni di Giovanni Paolo II vengono approfondite le argomentazioni morali e pastorali che stanno alla base di alcuni passaggi delicati dell’esortazione.

Il volume 2/2017 può essere richiesto (al costo di € 17,00) a studiapatavina.abbonamenti@fttr.it

In allegato gli abstract degli articoli della rivista (StPat 2-2017 indice e abstract).

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