Dalla carne dei poveri. Riflessioni sull’esortazione apostolica “Dilexi te” di papa Leone XIV

COMUNICATO STAMPA 38/2025

COMUNICATO STAMPA 38/2025
Padova, 23 ottobre 2025

Dalla carne dei poveri
Riflessioni sull’esortazione apostolica
Dilexi te di papa Leone XIV

 

Il vissuto di chi sta ai margini delle logiche di profitto e di produzione è provocazione per i credenti a lasciarsi misurare da coloro nei quali Cristo sceglie di farsi incontrare e toccare. Da questa carne di Cristo affamata, malata, carcerata i teologi, in particolare, sono sollecitati a farsi carico di suscitare pratiche capaci di azioni trasformatrici e inclusive.
Marzia Ceschia, docente di teologia spirituale della Facoltà teologica del Triveneto, propone alcune riflessioni su “Dilexi te”, la prima esortazione apostolica di papa Leone XIV.

Il testo è pubblicato nel sito della Facoltà teologica (https://www.fttr.it/dalla-carne-dei-poveri-qualche-riflessione-sullesortazione-apostolica-dilexi-te/) e può essere ripreso citando la fonte.

Ne riportiamo di seguito alcuni stralci.

In continuità con l’enciclica Dilexit nos scritta da papa Francesco nel 2024, l’esortazione apostolica sull’amore verso i poveri Dilexi te, la prima a firma di papa Leone XIV, riprende il progetto di papa Bergoglio di porre al centro della riflessione ecclesiale, con la parola autorevole del magistero, la questione della povertà.
Si coglie da subito come il documento non intenda ribadire una priorità sociologica ma, piuttosto, evidenziare una precedenza teologica: «Non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione: il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia» (n. 5). […] I poveri sono pertanto luogo teologico per eccellenza, poiché Cristo ha assunto la povertà per essere in mezzo agli uomini […].
L’esortazione menziona molte esperienze e testimonianze di quanti, nel corso della storia della spiritualità cristiana, hanno assunto la povertà come via eminente della conformazione a Cristo, come spazio privilegiato di un agire cristiano performativo, capace di sintonizzare il vissuto del fedele con lo stile del Signore. […] La presenza sacramentale dei poveri nel vissuto ecclesiale interroga i teologi e il servizio che essi svolgono nei confronti della comunità di fede. […] L’esperienza, il vissuto di quelli e quelle che stanno ai margini delle logiche di profitto e produzione esigono di essere messi a tema non solo come oggetto di iniziative caritative e assistenziali ma come parola che provoca i credenti a lasciarsi misurare da coloro nei quali Cristo sceglie di farsi incontrare e toccare e che orientano – a partire da una “povertà di spirito” assunta come verità del proprio essere cristiani – gli stili e i modi di presenza della Chiesa nel mondo.
La teologia è sollecitata a farsi carico del ricercare, pensare ed elaborare prospettive tali da suscitare pratiche capaci di azioni trasformatrici, inclusive […]. La teologia, infine, è provocata a entrare davvero in contatto con i misteri che enuncia e indaga: «La realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo. Infatti, non è sufficiente limitarsi a enunciare in modo generale la dottrina dell’incarnazione di Dio; per entrare davvero in questo mistero, invece, bisogna specificare che il Signore si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata» (n. 110). È questione di vita ed è questione di fede.

Marzia Ceschia, docente di Teologia spirituale, Facoltà teologica del Triveneto

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