Padova, 14 gennaio 2026. “Un sapere che appella altri saperi. Il ruolo del giurista nella risoluzione dei conflitti familiari e non” è il titolo della pubblicazione, curata da Luca Borgna e Lorenzo Voltolin, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi il 12 novembre 2024 in Facoltà teologica del Triveneto, promosso in collaborazione con Aiga – Associazione italiana giovani avvocati sezione di Padova.
Il libro indaga il tema mostrando come le scienze giuridiche, umane e teologiche non bastano a loro stesse, ma hanno la necessità di entrare in dialogo se desiderano mettersi al servizio della persona, soprattutto quando questa è ferita negli affetti.
«La prospettiva – spiega Luca Borgna nella presentazione – è quella del giurista: egli si accorge di dover domandare ad altri un aiuto, oppure di arricchire lui stesso il proprio bagaglio di competenze, nel momento in cui constata l’insufficienza degli strumenti propri del suo mestiere. Tale umiltà non nasce solo da un insuccesso pratico, ma ha un suo fondamento epistemologico». Proprio da qui prende le mosse la riflessione. «Ci siamo posti la questione del diritto come scienza che appella altri saperi, come dice il titolo dell’opera, e che ammette un limite che non diventa blocco ma slancio e dialogo con altre discipline, come ad esempio la teologia».
Il volume si apre con la riflessione sul ruolo dell’avvocato proposta da Massimiliano Zaniolo (magistrato), che attinge a un vocabolario che facilmente collega la professione alla riflessione teologica: egli infatti descrive l’ad-vocatus come il para-clitos, il paraclito, colui che letteralmente nella lingua greca è “chiamato accanto” dall’assistito per essere accompagnato in uno snodo problematico dell’esistenza: l’aiuto richiesto potrebbe andare oltre la difesa tecnica, e aprirsi a una presa in carico più ampia della persona, con la necessità di interpellare altri saperi. La necessità di mettere la persona al centro della riflessione giuridica e di porre il giurista in ricerca del diritto, come una inventio, cioè come un riconoscimento nella realtà piuttosto che diventare un demiurgo che crea il diritto senza tenere conto della realtà, è il fulcro del saggio di Andrea Favaro (Facoltà di Diritto canonico San Pio X – Venezia, Università di Verona).
Marcello Neri (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano) esamina il percorso storico che ha portato la teologia a porsi in dialogo con il diritto e viceversa. La teologia è un sapere che ha dimestichezza con l’eccedente e con il totalmente altro: tale dimensione ricorda al diritto la sua dimensione penultima e non ultima. Infine la teologia impara dal diritto la necessità di tradurre la fede in religione sul piano pubblico: tale esigenza non sempre è stata avvertita dalla scienza teologica soprattutto se questa è protetta in confini ecclesiasticamente sicuri. Questo dirsi pubblico della fede, e delle fedi, offre feconde piattaforme per la riflessione sulla laicità che valorizza e non esclude nell’ambito pubblico il vissuto religioso dei cittadini.
Di taglio più tecnico le riflessioni di Daniela Savio (avvocato civilista, mediatrice civile e commerciale, mediatrice familiare) e Giulia Riondato (avvocato penalista). La prima descrive l’ampio campo di opportunità rappresentato dalla mediazione nella risoluzione del conflitto. In particolare l’avvocato, sia di parte sia coinvolto come mediatore “terzo”, è chiamato a esercitare una azione di accompagnamento della persona per mettere a fuoco le vere esigenze in gioco nel momento del conflitto. La seconda porta la questione nell’ambito penale, dove la riforma Cartabia ha reso possibile l’accesso alla mediazione nella forma della giustizia riparativa: non si tratta solo di retribuire un danno per fare giustizia ma anche di ripararlo cercando di dare un senso a quanto accaduto; sono necessari, quindi, altri strumenti che vanno oltre la giustizia del codice.
Gli ultimi due contributi provengono dalla riflessione teologica. Francesco Pesce (Facoltà teologica del Triveneto), attingendo all’esperienza dei consultori familiari di ispirazione cristiana ha delineato alcune tipologie di accompagnamento che viene richiesto dalle famiglie: sia coloro che si trovano in un tempo di fatica relazionale, sia coloro che chiedono una formazione specifica. Il ruolo dell’accompagnatore spirituale (presbitero, diacono, religioso, religiosa) spesso si trova nella posizione di chi raccoglie una istanza di accompagnamento da allargare a una equipe che coinvolge esperti in scienze umane, mediche e giuridiche. Infine, la riflessione canonistica di Luca Borgna (Facoltà teologica del Triveneto). L’esperienza dei tribunali ecclesiastici insegna che chiedendo al giudice canonico un pronunciamento sulla validità del matrimonio in realtà in maniera talvolta inconscia gli interessati chiedono alla chiesa anche un aiuto per rileggere l’intero vissuto del matrimonio fallito; il tribunale ecclesiastico può dunque essere una prima tappa di un più ampio percorso di ripartenza affettivo che successivamente coinvolge altri esperti. Anche il diritto canonico, quindi, riconosce che la piena soddisfazione delle esigenze della persona, soprattutto quando ferita, esige l’ampliamento delle competenze: in questo senso il servizio dei tribunali ecclesiastici si configura come una azione genuinamente pastorale perché integrata con la cura che la chiesa offre a ogni uomo e a tutto l’uomo.
«Il presente lavoro – conclude Borgna nella presentazione del volume – vuole porsi come strumento di aggiornamento per gli operatori del diritto e delle scienze umane e come invito ai teologi per vivere un fecondo dialogo con le altre discipline: una dialettica che arricchisce sul piano scientifico ma che si pone al servizio dei cammini esistenziali degli uomini e delle donne di oggi, alle prese con la sfida sempre aperta di aprire il cuore all’amore senza farsi male ma dando in esso compimento a se stessi».
Il convegno e la pubblicazione hanno avuto il sostegno dello studio dott. Amedeo Levorato di Padova.

