Famiglia, figli, fecondità: oltre le statistiche

Entro il quadro negativo dei dati sulle nascite nel nostro Paese, Adriano Bordignon (Forum famiglie), Enrico Busato (medico) e padre Oliviero Svanera (teologo) portano riflessioni che guardano alla famiglia come potenziale generativo per la politica, l’economia e la società.

Padova, 9 dicembre 2025. Famiglia, figli, fecondità: sono state le parole più ricorrenti nella giornata di studio Denatalità e infertilità: questioni teologiche promossa dalla Facoltà teologica del Triveneto. Entro il quadro negativo dei dati statistici, che disegnano un’Italia con nascite costantemente in calo e fecondità ai minimi storici, i relatori intervenuti hanno offerto riflessioni che guardano avanti e tracciano sentieri per cercare di non rotolare a precipizio lungo la china.

Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle Associazioni familiari, ha messo in evidenza la necessità di smettere di considerare la famiglia come un soggetto da assistere (dove i figli risultano un fattore di fragilità perché avvicinano la famiglia alla soglia di povertà), ma di vederla finalmente come un soggetto sociale attivo. «Investire sulla famiglia – ha affermato – significa investire sul futuro del Paese, e rappresenta la prima, autentica politica civile e industriale del nostro tempo».

Al problema della denatalità contribuisce in maniera significativa anche l’infertilità, che oggi interessa circa il 20 per cento delle coppie. Il dottor Enrico Busato, responsabile di Oncologia ginecologica presso la Casa di cura Giovanni XXIII di Monastier, ne ha affrontato gli aspetti medici e fisiologici, le cause e le possibili soluzioni, evidenziando che «la dignità della persona non dipende dalla capacità di generare figli. La domanda di fondo da porsi piuttosto è: il figlio è un “diritto” o un dono da accogliere?».

Il confronto con la Sacra Scrittura, guidato da padre Oliviero Svanera, docente di Teologia morale familiare alla Facoltà teologica del Triveneto, ha aperto lo sguardo a scorgere una fecondità nuova. «Gesù non nega i legami di sangue, ma mostra una prospettiva nuova dell’affiliazione: si appartiene alla famiglia di Dio per la fede, per l’amore in Cristo che accoglie e dona. Paternità e maternità si allargano nella fecondità spirituale». Una sterilità feconda allora diventa anche la grazia di vivere forme di fecondità sociale e spirituale, fra cui l’adozione e l’affido.

Sintomi e cure del “malessere demografico”

«L’allarme per la denatalità in Italia è stato lanciato già trent’anni fa e dal 2008 si è registrata una caduta senza fine del numero dei nati; quest’anno il tasso di fecondità è sceso per la prima volta sotto il minimo storico. Non è uno stillicidio, ma un effetto-valanga». Adriano Bordignon ha fatto osservare come denatalità significhi mancato ricambio generazionale e ridotta immissione di nuove leve giovanili, come il saldo naturale negativo trascini con sé il calo della popolazione e lo spopolamento, con lo spostamento dai piccoli centri alle città metropolitane, dal Sud al Nord Italia, dall’Italia all’Europa. «Il crollo dei giovani – e il loro sempre più frequente trasferimento all’estero per lavorare o studiare – comporta la caduta della popolazione nella fascia attiva e la crescita della componente di anziani e “grandi anziani”. Gli utracentenari sono in costante aumento e di pari passo cresce la solitudine, un dato su cui dovremmo interrogarci anche come chiesa» ha sottolineato Bordignon. Sul fronte economico-sociale pesano la composizione delle famiglie e l’indebolimento delle reti parentali. L’esigenza di un doppio reddito familiare per far fronte al costo della vita incide anche sui tempi di cura in famiglia e toglie il tempo che in passato era dedicato alla rete di prossimità, all’associazionismo. C’è un’erosione del capitale sociale».
I figli in Italia sono «elementi non premianti», sono un fattore di fragilità per le famiglie perché le avvicinano alla soglia di povertà; dalla politica sono considerati un costo più che un investimento. «L’Italia e la Grecia sono gli unici due paesi Ue dove le famiglie sono più povere di vent’anni fa. In Italia il reddito reale è sceso del 4 per cento ed è per questo che siamo molto preoccupati per qualsiasi aumento delle tariffe locali comunali, ma anche del costo della vita e dei servizi».
A tale proposito Bordignon ha illustrato le proposte del Forum delle associazioni familiari. «Siamo convinti che la programmazione di un’azione per la ricerca di un rinnovato equilibrio demografico debba ruotare attorno a due grandi poli. Innanzitutto, un’azione di supporto e valorizzazione delle famiglie con figli per sostenerle nei loro progetti generativi. Insieme a questo occorre un’azione orientata ai giovani per favorirne la desatellizzazione dalle famiglie di origine e consentire un anticipato protagonismo giovanile». Bisogna superare superficialità e rassegnazione e «cominciare invece a considerare la famiglia come la prima politica strategica per rilanciare la natalità nel nostro Paese: la famiglia – ha concluso – non è un oggetto da assistere ma un soggetto sociale da capacitare».
Leggi qui un’intervista ad Adriano Bordignon, che approfondisce il tema.

Denatalità e infertilità: possibilità e limiti

L’infertilità, cioè la difficoltà a ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti, contribuisce in modo significativo al problema della denatalità. «Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità – ha spiegato Enrico Busato – circa il 15 per cento delle coppie italiane è infertile (1 su 7), anche se il fenomeno è in crescita e oggi pare interessare circa il 20 per cento delle coppie. Si tratta di un problema pubblico, che interessa non soltanto la dimensione privata, ma più in generale il sistema sanitario e la società tutta. Tanto che l’Oms la considera oggi una priorità di salute pubblica globale».
Procrastinare la gravidanza – oggi il primo figlio si cerca sempre più tardi, fra i 30 e i 35 anni – comporta un aumento delle donne con problemi di sterilità per fattori biologici di invecchiamento e per una più lunga esposizione a fattori ambientali e infettivi. Ma non è solo un problema femminile. «Circa 1/3 dei casi di infertilità di coppia è legato a fattori maschili, 1/3 a fattori femminili e 1/3 misti. Si tratta di una condizione medica – sottolinea Busato – non di una colpa o di una “mancanza di virilità”. La dignità della persona non dipende dalla capacità di generare figli. La domanda di fondo da porsi piuttosto è: il figlio è un “diritto” o un dono da accogliere?».
Per il benessere del singolo e della coppia il medico ha offerto alcune indicazioni. «Innanzitutto, l’educazione alla sessualità responsabile, gli screening periodici nelle fasce di età più a rischio, la vaccinazione anti-HPV. Inoltre, è utile agire sugli stili di vita per contrastare i fattori di rischio quali sovrappeso, fumo, alcol, droghe, cattiva alimentazione e sedentarietà». Se una diagnosi precoce protegge salute e fertilità, anche la comunità ha un compito fondamentale: «Non bisogna banalizzare né spiritualizzare il dolore delle coppie infertili – avverte Busato – ma piuttosto offrire luoghi di ascolto, non di giudizio; accompagnare con discrezione e rispetto. È opportuno inoltre discernere l’uso delle tecniche mediche alla luce della dignità della persona e del figlio. Il valore di una persona non si misura sulla capacità di avere figli; esiste una fecondità più ampia (amore di coppia, accoglienza, servizio, prossimità) che può fiorire anche nelle storie segnate dall’infertilità».

Questioni teologiche: una fecondità nuova

È un luogo comune che i cristiani debbano fare figli, e possibilmente tanti, e che la Bibbia supporti la coincidenza di fecondità e fertilità. Questo è vero e anche no, secondo padre Oliviero Svanera. «Certamente il messaggio biblico è centrato sui figli – ha detto – ma affronta anche il “vuoto” del figlio, la sterilità. La Scrittura in realtà ci conduce a scorgere la possibilità di una fecondità nuova, che fa comprendere il senso del generare».
A partire da quel “siate fecondi e moltiplicatevi” (Genesi 1,28) l’Antico Testamento sembra puntare sull’aspetto pragmatico, cioè a preservare la natalità: il figlio è una benedizione e, ad esempio, Abramo si unisce a una schiava pur di avere una discendenza (Genesi, 16). «Progressivamente, però il primo testamento lascia intendere che non è il numero dei figli che conta (“anche l’eunuco riceverà una grazia speciale per la sua fedeltà”, Sapienza 3,14), ma vale di più chiedersi che cosa vuole il Signore. Il vero senso della vita è conoscere Dio e avere fede in lui, tanto che Abramo sarà considerato il padre della fede. Il Signore chiede di abbandonarci a Lui e di non fare del figlio la misura della benedizione che viene da Dio».
Il Nuovo Testamento si apre con la genealogia di Gesù e con una particolarità: Giuseppe non è il padre biologico di Gesù. «Il Vangelo punta più alla salvezza dell’anima che al figlio: la fecondità è spirituale – afferma Svanera –. Tanto che il dono del figlio passa attraverso vicende straordinarie e improbabili: la verginità feconda di Maria, la sterilità feconda di Elisabetta… entrambe partoriscono nella fede e i loro uomini, Giuseppe e Zaccaria, passano attraverso l’obbedienza alla fede». Si sta costruendo la famiglia su basi nuove, non semplicemente fisiche o biologiche. Per Gesù madre e fratelli sono coloro che fanno la volontà di Dio. «Gesù non nega legami e diritti di sangue – prosegue Svanera – ma mostra una prospettiva nuova dell’affiliazione: si appartiene alla famiglia di Dio per la fede, per l’amore in Cristo che accoglie e dona. Paternità e maternità si allargano nella fecondità spirituale, che è il criterio della vita: genera salvando, come Cristo sulla croce». Se un figlio è la metafora per eccellenza del donare la vita, la fecondità è l’attitudine costante a generare sia sul piano fisico che su quello spirituale. Ecco allora che una sterilità feconda diventa la grazia di vivere forme di fecondità sociale e spirituale, fra cui l’adozione e l’affido, facendo costante discernimento su come possiamo partecipare all’azione di Dio.

Paola Zampieri

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