COMUNICATO STAMPA 37/2025
Padova, 17 ottobre 2025
Jean Louis Ska: la Bibbia non è il libro delle risposte
Il biblista, gesuita belga, in un’intervista parla delle potenzialità e contraddizioni presenti nel rinnovato interesse per il testo sacro, che tuttavia oggi per molti rimane un “Great Unknown Book”, un grande libro sconosciuto.
Oggi appare diffuso il desiderio di conoscere e approfondire la Bibbia, uno dei testi fondamentali all’origine della tradizione culturale occidentale. Ma la Bibbia per molti è anche un “Great Unknown Book”, un grande libro sconosciuto. Le sue pagine non danno risposte, piuttosto contengono domande essenziali e stimolano percorsi di vita.
Potenzialità e contraddizioni di queste dinamiche sono messe in evidenza dal biblista Jean Louis Ska (gesuita belga, emerito di Esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, attualmente direttore dell’Associazione ex alunni), nell’intervista rilasciata in occasione della sua presenza a Padova, dove ha tenuto una lezione alle studentesse e agli studenti della Facoltà teologica del Triveneto, e pubblicata sul sito www.fttr.it.
«La Bibbia fa parte del patrimonio culturale del nostro mondo, in particolare del mondo occidentale, ma non solo – spiega Ska –. Lì dove sono presenti membri del popolo ebraico o è stato diffuso il cristianesimo, la Bibbia è entrata nella cultura».
Il fascino della Bibbia è dovuto anche in parte alla secolarizzazione e alla scristianizzazione del nostro mondo occidentale, secondo il gesuita. «Per questo motivo, la Bibbia è diventata per molte persone un GUB, per usare una espressione di Umberto Eco, un Great Unknown Book, “un grande libro sconosciuto”. È diventato un libro misterioso, che ha avuto un grande influsso, oggi spesso dimenticato. Da lì alcune domande sulla sua natura, sul suo contenuto e sul suo significato». Perché ha avuto tanto influsso e perché non ce l’ha più? «La Bibbia incuriosisce come tanti elementi o tanti personaggi del passato che riscopriamo oggi».
Eppure, il testo sacro è interpellato da tanti uomini e donne in cerca di risposte. «La Bibbia non dà risposta alle domande di oggi, così come non ha dato risposte alle domande di ieri – afferma il biblista –. Sono sicuro che sorprende assai la mia asserzione. Però sono convinto di quello che dico. La Bibbia, invece, contiene un bel numero di domande essenziali che il popolo d’Israele prima e poi le prime comunità cristiane si sono poste nelle diverse circostanze della loro storia. E la Scrittura descrive alcuni percorsi di persone o di gruppi che hanno cercato di rispondere alle domande esistenziali della loro epoca. Non abbiamo soluzioni, abbiamo percorsi di vita che siamo invitati a rifare in compagnia dei grandi personaggi biblici, in situazioni analoghe».
Sul rischio di un uso “funzionale” o parcellizzato – per non dire manipolato e strumentalizzato – del testo biblico Ska risponde: «I testi biblici, isolati dal loro contesto, servono a suffragare le opinioni avanzate in una molteplicità di circostanze e di contesti. Si enuncia l’idea e poi si cita il testo che la conferma. Il punto di partenza non è la Scrittura, bensì una verità dogmatica, una verità di fede, o un insegnamento morale. La Bibbia “serve” a illustrare o a convalidare quanto proposto. In questo modo, si perde un elemento essenziale della Scrittura che – ribadisce – offre non soluzioni, bensì percorsi da fare per arrivare alle proprie risposte».
Ogni lettore che percorre il testo rivive, a modo suo, l’esperienza descritta nel racconto. La rivive con la sua intelligenza, sensibilità e immaginazione, a patto però «di “spaesarsi”, cioè di lasciare il mondo della propria esperienza per entrare nel mondo delle esperienze altrui», di lasciare parlare il racconto, «di scoprire nuovi paesaggi, nuovi territori dell’esperienza umana senza ridurre immediatamente quello che scopre a quello che conosce già».
Una lettura «gratuita e disinteressata» mette dunque al riparo dal rischio di “usare” la Bibbia, invece di “interpretare” la Bibbia, così come la lettura comunitaria: «Non siamo soli nella lettura della Bibbia e non siamo i primi a leggerla – ricorda Ska –. Si legge la Bibbia in famiglia o in comunità, e spesso nella comunità ecclesiale o, più semplicemente, nella comunità dei lettori della Bibbia. Generazioni di lettori prima di noi hanno anche lasciato vestigia delle loro letture e, nel dialogo con altri lettori, è possibile correggere, migliorare, approfondire e arricchire la lettura personale».
L’intervista integrale è pubblicata qui: https://www.fttr.it/jean-louis-ska-la-bibbia-non-e-il-libro-delle-risposte/

