Il nodo dei rapporti tra scienza e metafisica costituisce uno dei grandi temi della filosofia e, in generale, della cultura di tutto il Novecento. Se agli inizi del secolo prevaleva la contrapposizione fra i due campi del sapere in nome di un drastico aut-aut, oggi la situazione appare abbastanza diversa, soprattutto perché lo sviluppo vertiginoso delle ricerche nell’ambito scientifico impone un “aggiornamento” delle questioni in gioco nell’ottica di una maggiore contaminazione delle prospettive. In questo dibattito si inserisce il focus “Metafisica delle scienze” pubblicato nel n. 3/2025 di Studia patavina, la rivista della Facoltà teologica del Triveneto, in uscita in questi giorni.
A introdurre l’argomento è il direttore della rivista, Stefano Didonè, che ha curato l’approfondimento assieme ad altri due docenti della Facoltà, Leonardo Paris e Rinaldo Ottone. «Da parte filosofica, l’uso del termine “metafisica” rimane culturalmente ipotecato da una serie di pregiudizi tali per cui, nonostante il cambiamento di clima culturale e molte fatiche intellettuali, le parole d’ordine della fine, dell’eliminazione della metafisica e della sua riduzione a discorso privo di senso compiuto continuano a riscuotere un certo consenso – scrive Didonè nell’editoriale –. D’altra parte, lo sviluppo delle scienze mette di fronte a un pluralismo di orientamenti che rende arduo parlare di una visione unitaria del reale. Per queste ragioni, più che di un’unica metafisica delle scienze si potrebbe parlare al plurale di metafisiche delle scienze. A questo va aggiunto il nodo della tecnica». Occorre dunque chiedersi «se ci sia una metafisica implicita nelle scienze ed eventualmente quale tipo di metafisica sia».
Il focus presentato nel fascicolo prova a fare il punto sulla situazione, ospitando cinque contributi che esplorano la possibilità di una metafisica implicita nelle scienze. Manuela Riondato (ricercatrice in Astronomia e dottore in Teologia) lo fa a partire dalle acquisizioni della fisica moderna e giunge a valorizzare la categoria della contingenza del mondo fisico mettendo al centro il concetto di relazione come punto di partenza per definire una possibile nuova ontologia. Sergio Galvan (docente di Logica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) mette in luce la forza metafisica della matematica intesa come espressione principe del sapere non empirico e tuttavia un sapere in grado di passare dal finito all’infinito. «L’apertura verso l’infinito – sottolinea Didonè – apre alla possibilità di un punto di incontro con la metafisica, che tradizionalmente interpreta il linguaggio dell’apertura come tensione conoscitiva verso il trascendente».
Entra nel campo della neurobiologia Giorgio Bonaccorso (docente emerito di Liturgia e studioso degli aspetti antropologici dei riti), che indaga i “presupposti pre-scientifici” delle neuroscienze. «La tesi che anima il contributo – chiosa Didonè – è la necessità di uscire da un modello epistemologico monodirezionale che considera i presupposti metafisici come indipendenti dalle scienze a favore di un modello circolare nel quale le neuroscienze, la fisica del cervello e la metafisica giocano una partita a rapporti incrociati senza soluzione di continuità. I processi ontogenetici non possono sottovalutare l’incidenza dei processi di apprendimento legato ai contesti culturali». Infine, Stefano Visintin (fisico e abate di Praglia) prende in esame alcune figure di scienziati mostrando la presenza nel loro pensiero di una precomprensione filosofica, a partire da Stephen Hawking per passare a Paul Davies e Carlo Rovelli.
La ricognizione offerta ai lettori viene sintetizzata nel saggio conclusivo, redatto dai tre coordinatori del focus attorno a due nodi cruciali: il tema del corpo e delle relazioni. «Il pluralismo degli approcci esprime l’impraticabilità di qualsiasi prospettiva fondazionale o fondazionistica, ma senza che questo comporti una deriva “relativistica”. A fronte delle possibili declinazioni per interpretare metafisicamente l’empasse della lacuna (come apertura, come sintomo della indicibilità del concreto oppure come puro dato di realtà) l’ontologia trinitaria appare come una prospettiva promettente per riconoscere come le radici stesse del mondo e della vita sono le medesime radici dell’assoluto. Da questo punto di vista, – conclude Didonè – il pluralismo delle scienze non appare in contraddizione con l’interrogazione di senso che connota l’interrogazione antropologica fondamentale».
Oltre al Focus, la rivista propone i seguenti articoli: I Gruppi di Parola per figli di genitori separati e la catechesi di iniziazione cristiana: un’interazione feconda, di Rolando Covi; Marco Cé: un lungo e fecondo episcopato, da Bologna a Roma a Venezia, di Giovanni Vian; “Utopia” e “utopismo” nella filosofia di Virgilio Melchiorre: sull’urgenza di riscoprire un’autentica immaginazione utopica, di Lorenzo Miozzo.
Completa il fascicolo una ricca selezione di recensioni e segnalazioni.
Il fascicolo 3/2025 può essere richiesto (al costo di € 17,00) a studiapatavina.abbonamenti@fttr.it
Paola Zampieri

