Il senso dell’itinerario teologico di Luigi Sartori

Il 2017 segnerà il decimo anno dalla morte del teologo veneto Luigi Sartori: pensatore stimolante, traghettatore e maieuta nel suo tempo storico, educatore a una fede dalla temperatura elevata che si mette in gioco con passione.

«Raramente un teologo ha tentato più orizzonti, ha esplorato più vie: e mai chiudendo il discorso, ma sempre aprendolo con intuizioni geniali, con piste inusitate, con avvii fondati lasciati poi all’approfondimento comune, quasi a suscitare pensiero, a stimolare creatività nascoste, a svegliare una coscienza teologica troppo a lungo assopita nella chiesa italiana del pre-concilio».

Così il teologo partenopeo Bruno Forte, trent’anni fa, giudicava il pensiero del “collega” padovano Luigi Sartori, di cui nel 2017 ricorrerà il decimo anniversario della morte.
Su questo pensiero – espresso prevalentemente in forma di articoli, scritti brevi e interventi a seminari e simposi – la Facoltà teologica del Triveneto ha stimolato una tesi di dottorato, stesa da Antonio Ricupero con il titolo La fede lievito della storia. Il senso dell’itinerario teologico di Luigi Sartori (collana Sophia, Fttr-Emp – vai alla notizia >). La presentazione del volume sarà l’occasione per un atto accademico in ricordo di Sartori, che la Facoltà celebrerà l’8 giugno 2017, nel decennale della morte.
Il lavoro di ricerca di Ricupero è uno sguardo complessivo sull’opera di Sartori, di cui individua una prospettiva di sintesi. Ne parliamo con l’autore.

Qual è la stella polare dell’impegno teologico di Sartori?
In estrema sintesi potremmo dire: la fede è il lievito della storia. Sartori ha seguito con passione e partecipazione gli avvenimenti del suo tempo, dentro e fuori della chiesa, cercando di scorgere in essi il ruolo e la forza creatrice dello Spirito che guida verso l’avvenire. Nella profonda, vitale relazione tra fede e storia risiedono, a mio avviso, le radici della continuità della coerente testimonianza da lui resa nella vita nonché la chiave interpretativa di tutta la sua vasta produzione teologica.
Il teologo veneto prese parte al concilio Vaticano II: come elaborò questa esperienza?
Nella sua teologia si legge una ricezione creativa delle novità conciliari, in cui seppe cogliere i germi vitali e le piste suscettibili di ulteriori sviluppi. Il suo pensiero si caratterizzava per l’espressione limpida e lineare, tesa a farsi capire dal lettore, senza soverchiarlo con un’eccessiva erudizione: una teologia divulgativa e pastorale, con un linguaggio incisivo, che rinunciava a proporre sintesi definitive proprio perché la fede è fermento, lievito della storia.
Quali aperture del Concilio sono rimaste costantemente presenti negli scritti sartoriani?
Innanzitutto il dialogo come metodo e stile; la storia come luogo di un continuo avvento e incarnazione della verità tramite la fede dei credenti che ne recepisce i “segni”; la riscoperta della natura itinerante e missionaria della chiesa. E ancora: l’attenzione riservata al soggetto umano e alle sue prerogative; il rimando costante alla meta ultima escatologica, l’oltre della storia che dà senso al cammino dell’uomo relativizzandone ogni tappa intermedia.
Che ruolo ha avuto Sartori nella teologia italiana e nel pensiero cristiano?
Negli anni del Concilio e nei decenni successivi la sua funzione nella teologia italiana potrebbe definirsi come maieutica, cioè volta ad allargare il raggio d’azione della teologia in un dialogo interdisciplinare con le scienze umane, a favorire la formazione di nuovi teologi capaci di lavorare non in solitaria ma in gruppo e, dall’altra parte, ad allargare la platea dei potenziali interessati alla riflessione sulla fede.
Oggi, che cosa ci può dire ancora la sua parola?
L’autore ha abbracciato nella sua opera, pur con profondità diversa, tutto l’orizzonte della teologia, percorrendo strade o aprendo solo delle piste difficili, alcune delle quali dovrebbero senza dubbio essere percorse anche ora. La situazione odierna – con la sua crescente complessità, la crisi economica che toglie prospettive e speranza a molti, i rumori di guerra sempre più vicini – chiede ai credenti di intensificare gli sforzi di dialogo in vista dell’unità, di tenere alta l’attenzione sui temi della giustizia e della pace coinvolgendo le religioni e le culture, di offrire speranza e di abituarsi a pensare secondo un “noi” sempre più grande, adeguandosi al nuovo mondo ecumenico.

Paola Zampieri

 

Luigi Sartori (1924-2007), uno dei “padri” della teologia italiana e perito al concilio Vaticano II, fu per molti anni docente di teologia dogmatica ed ecumenica al seminario vescovile di Padova e forte sostenitore della Facoltà teologica del Triveneto. Frutto del suo impegno è stata anche la nascita, nel 1954, di Studia patavina, che nel 2011 è divenuta la rivista scientifica della Facoltà.

 

L’intervista è pubblicata sul n. 2-3/2016 della Newsletter > della Facoltà.

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