AA 26/27 Secondo ciclo – Spiritualità francescana: fraternità e minorità

Offerta formativa aa 2026/2027 Percorso di teologia – specializzazione in Teologia spirituale. Nella ricorrenza degli 800 anni dalla morte di san Francesco, il prof. Antonio Ramina proporrà un focus sulla spiritualità francescana, nel segno della prossimità accogliente e della cura responsabile verso ogni fratello e sorella e verso il creato.

Tra le molteplici e diverse “spiritualità cristiane”, quella francescana è probabilmente una delle espressioni di fede vissuta più feconda e, nello stesso tempo, più a rischio d’essere distorta o fraintesa. Nella ricorrenza degli 800 anni dalla morte di san Francesco, ne parliamo con il prof. Antonio Ramina, docente di Teologia spirituale, che nell’aa 2026/2027 terrà il corso La lode di tutte le cose. Spiritualità francescana nel ciclo di specializzazione della Facoltà teologica del Triveneto.

Professor Ramina, quali sono i nuclei centrali e costitutivi della spiritualità francescana?
«Nel giro di poche righe non è certamente facile esplicitare i “nuclei centrali” della spiritualità francescana. Forse, semplicemente, possono essere richiamate le due parole con cui Francesco “battezza” i suoi primi seguaci: frati minori. Dunque, fraternità e minorità. Una spiritualità fraterna è una spiritualità che dichiara insostenibile non solo ogni forma di violenza, ingiustizia e sopraffazione, ma anche ogni forma di superficialità e indifferenza. Si è fraterni nella misura in cui ci si sente “in debito” nei confronti delle persone che si incontrano, esposti alla loro chiamata – spesso tacita – d’essere prese in considerazione, nel segno della prossimità accogliente. Minorità è espressione di un orientamento esistenziale che rinuncia al potere dispotico, alle forme dell’esibizione, all’autoreferenzialità e si apre alla cura responsabile verso ogni fratello e sorella e verso il creato».

Quali “chiavi interpretative” della spiritualità francescana possono aiutarci oggi ad “attraversare il mondo” cristianamente?
«Francesco si mette in dialogo con il mondo e con “fedi” diverse dalla sua, con un atteggiamento, per così dire, di inclinazione inclusiva. Non è guidato dalla smania di segnare le differenze o dal desiderio di stabilire in maniera rigida la propria identità. Rimane invece aperto all’incontro, accogliendo il buono già scritto nell’esperienza viva dell’esistenza, abitata dallo Spirito».

L’esistenza è però segnata anche da limite e fragilità.
«Appartiene alla vita e all’esperienza spirituale di Francesco accogliere il limite, la precarietà, perfino il fallimento come luogo in cui il Signore risveglia il desiderio di una salvezza invocata, accolta come dono. Fragilità e limite diventano opportunità per tessere legami più solidali. Sono opportunità anche di “raccontare” l’umano, contro il rischio di un orientamento produttivista e perfezionista».

Il rischio di un orientamento utilitaristico ed efficientistico è sempre dietro l’angolo…
«Qui entra in gioco il coraggio della gratuità: la lode, la benedizione, il canto, i rapporti di amicizia, i tempi lunghi di silenzio e preghiera… Sono tanti ambiti che attestano in Francesco un animo che sa gustare la bellezza dell’umano non in forza delle “cose prodotte”, ma in ragione del proprio stare al mondo come creature in relazione. Ci vuole coraggio: generalmente si ritiene prezioso ciò che produce; Francesco invece “gioca in perdita” conferendo preziosità a ciò che è gratuitamente ricevuto e donato».

C’è un altro grande santo, Agostino, di cui si avvicina l’anniversario della morte (2030). Che cosa hanno in comune Francesco e Agostino?
«È difficile dirlo. Ovviamente, come per tutti i santi, le sante e i cristiani che vivono con profondità la loro fede, li accomuna un rapporto appassionato con il Signore. Dal Signore si sentono conquistati; dallo sguardo di misericordia che intercetta le loro esistenze si sentono abitati, facendo loro gustare un nuovo modo di stare al mondo: come figli amati. Assaporano il Vangelo di Gesù come tesoro da testimoniare con slancio e da condividere con i fratelli e le sorelle».

Paola Zampieri

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