AA 26/27 Secondo ciclo – Agostino, una guida per l’anima

Offerta formativa aa 2026/2027 Percorso di teologia – specializzazione in Teologia pastorale. Linguaggio, conoscenza, interiorità: sant’Agostino parla agli uomini e alle donne di oggi dell’uso di parole autentiche, della necessità di educazione, della ricerca di verità. L’attualità del suo pensiero emergerà dal corso del prof. Maurizio Girolami, a partire dal “De magistro”.

Quando sant’Agostino, dopo il battesimo, rientrò nella sua città natale, Tagaste, compose, con buona probabilità nel 389, il De Magistro. L’opera affronta alcuni grandi temi ricorrenti in tutta la produzione dell’Ipponate: il linguaggio, fatto di segni e parole; la conoscenza e la possibilità di insegnarla; il primato della dimensione dell’interiorità come luogo della verità della rivelazione di Dio e della dignità umana.
Sull’attualità del pensiero di Agostino, dalla filosofia del linguaggio alla pedagogia alla spiritualità, abbiamo intervistato il prof. Maurizio Girolami, docente di Patrologia, che nell’aa 2026/2027 terrà il corso Il De magistro di Agostino d’Ippona, una guida per l’anima nel ciclo di specializzazione della Facoltà teologica del Triveneto.

Professor Girolami, Agostino evidenzia il ruolo delle parole come “segni” che rimandano a un significato ulteriore, senza però contenere la verità in sé in modo esaustivo. Nel contesto attuale, dove l’uso delle parole spesso è più veloce del pensiero che dovrebbe sorreggerle, come fare tesoro dell’insegnamento di Agostino?
«La formazione retorica di Agostino ha segnato il suo cammino intellettuale e spirituale. Infatti, in tutta la sua produzione letteraria egli manifesta uno studio attento a ogni parola, al suo suono, alla composizione delle sillabe (si pensi alla perduta opera del De Musica dedicata a questo tema), al riverbero interiore dei concetti implicati nella parola pensata e pronunciata. Molto della sua riflessione teologica si deve proprio alla sua acribia nel cogliere ogni aspetto possibile della parola umana. Tale postura intellettuale fu la condizione per ascoltare nella predicazione di Ambrogio, come egli stesso racconta nelle Confessioni, l’interpretazione della sacra Scrittura spiegata nella Chiesa. La qualità estetica della letteratura biblica era considerata da Agostino non adatta alla parola divina, ma la spiegazione data dal vescovo di Milano lo convinse che la forma, lontana dall’indole poetica dei grandi autori latini, aveva come suo destinatario l’uomo comune che doveva essere messo in grado di accogliere il messaggio divino. La forma semplice dell’espressione, priva di ornamenti retorici, non oscurava la bontà e l’universalità del messaggio rivelato. Credo che Agostino rimanga un maestro non solo della parola, che va pensata, studiata, indagata, ma anche della logica della comunicazione umana che porta in sé la vocazione di universalità, perché rivolta a tutti. Nel tempo odierno dove vi è il concreto rischio che la comunicazione sia troppo veloce e, soprattutto, venga orientata da chi possiede i dati delle persone per scopi di guadagno, Agostino insegna a tutti a pensare, a riflettere, ad ascoltare interiormente i riverberi che le parole ascoltate hanno dentro di noi e a far nascere da noi parole autentiche, piene di senso».

Qual è la teoria della conoscenza espressa da Agostino? E, in un’epoca dominata dalle immagini e dall’apparenza esteriore, qual è l’attualità delle sue idee dal punto di vista pedagogico-educativo?
«Agostino, dopo il testo sacro, è l’autore più studiato al mondo e, pertanto, è impossibile riassumere in poche battute la sintesi del suo pensiero sul processo conoscitivo umano. Vale la pena richiamare una sua frase, nota ai più: Deum et animam scire cupio, “desidero conoscere Dio e l’anima” (Soliloquia). Dio e l’anima per Agostino sono realtà invisibili agli occhi, ma entrambe “collocate” e rintracciabili nel mondo interiore dell’uomo, del quale bisogna avere sommo rispetto e nel quale si deve entrare con discrezione e tenerezza. La scienza psicologica contemporanea ci permette di avere un vasto vocabolario per accostarci alla dimensione interiore dell’uomo: pensieri, affetti, emozioni, spinte, istinti. Un vocabolario non meno ricco era presente nel mondo antico, sia nella filosofia etica che nella vasta letteratura spirituale dei Padri del deserto che non temevano di parlare di passioni, di pulsioni, di pensieri cattivi, di ispirazioni. Agostino insegna il primato dell’interiorità, a soffermarci ad accogliere ciò che succede dentro di noi, a cosa pensiamo; egli è una grande guida per domandarci su come funzionano i nostri pensieri e i nostri affetti, perché pensiamo in un certo modo, perché siamo abitati da un certo stato d’animo; è dall’intimo del cuore, per dirlo con un immagine biblica, che parte la preghiera sincera verso Dio-verità, che si rivela proprio lì dove si cerca l’autenticità della propria anima; lì Dio porta la sua luce dentro di noi e lì vuole rimanere. Di fronte a tanti episodi di azioni frutto di brutale istinto senza alcuna riflessione perpetrate da adolescenti, giovani adulti e, purtroppo, persone già mature negli anni, ma scarse di sapienza, l’educazione al primato dell’interiorità è un’urgenza impellente che coinvolge la comunità civile ed ecclesiale nel suo insieme. In Agostino si può trovare un buon maestro».

Agostino nel suo percorso esistenziale e intellettuale è stato animato da un instancabile desiderio di trovare la verità. Che cosa insegna sulla fede agli uomini e donne di oggi?
«Gesù lo dice molto chiaramente: “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18,38). Agostino non è partito da Cristo, ma è arrivato al suo vangelo per la sua incessante sete di verità, pensata, sentita e gustata. Gesù non afferma di essere superiore alla verità stessa, ma che chiunque si mette alla ricerca della verità, trova in lui un compagno di strada che accompagna con la sua voce amica. Poiché la verità non è possesso di nessuno, si può solo cercarla, instancabilmente. E non si può fare a meno di cercare, perché, afferma il dottore di Ippona, se ad alcuni uomini piace ingannare gli altri, a nessuno piace essere ingannato (Confessioni X,32). È una verità antropologica chiarissima nella mente di Agostino e resta tale per chiunque. Quanto male fa a ciascuno di noi sapersi tradito nella fiducia, ingannato e destinatario di menzogne. La verità è una realtà offerta a tutti per la quale bisogna disporsi tutti i giorni attraverso la sincerità delle parole, l’onestà dei ragionamenti, la correttezza nei rapporti, la misura nei comportamenti. Chi rinuncia per pigrizia o per interessi personali a perseverare resilientemente nel sentiero di una ricerca sincera della verità, come afferma la Scrittura (Proverbi 26,27), si scava la fossa da solo per cadervi dentro. Agostino arriverà ad affermare in modo netto la necessità di evitare ogni forma di menzogna e inganno, perché queste non appartengono a Dio (Adeversus Mendacium). Sarebbe assai utile, oggi, recuperare il valore della sincerità delle parole e dell’onestà di vita, premesse e porta di accesso ad ogni ricerca possibile della verità».

Si celebra quest’anno l’800° anniversario della morte di Francesco. Che cosa accomuna sant’Agostino e il santo di Assisi?
«Questa domanda forse meriterebbe uno studio ampio, perché ogni santo è un esempio di quanto la vita battesimale sia una sorgente inesauribile di vita. Pur con le differenze storiche e culturali che caratterizzano la vita di Agostino e di Francesco, di cui si celebra quest’anno l’800 anniversario della morte, mi sembra che vi siano diversi punti comuni. Innanzitutto, lo spirito di fede aperto al mistero di Dio che sa rivelarsi nel creato e nella storia. Agostino si è soffermato più volte a commentare i testi della creazione della Genesi (almeno 7 volte), continuamente attirato dalla contemplazione dell’armonia della natura; Francesco è famoso soprattutto per l’altissima pagina del Cantico delle Creature che canta la bellezza del mondo. Agostino è un uomo che ha camminato nel suo tempo, rimanendo un pensatore che non sa accontentarsi di quanto offre il mondo. Francesco, figlio di una famiglia agiata, non si è tirato indietro di fronte al di più di vita proposto dal vangelo. Per Agostino, Cristo è il cuore di tutta la rivelazione cristiana; la stessa dottrina del peccato originale nasce come derivata dalla necessità di avere Cristo nella propria vita, senza di lui, infatti, non ci sono altre vie; per Francesco il rapporto personale con il crocifisso, a partire da S. Damiano, è stata l’amicizia più importante di tutta la sua vita. Entrambi poi hanno conosciuto l’imitazione di Gesù attraverso lo spogliarsi: per Francesco delle vesti e dei beni, per vivere di povertà; per Agostino di onori e di ornamenti retorici, per cercare il sermo humilis, quella sola parola che, incarnata nella storia di ciascuno, salva e rende felici».

Paola Zampieri

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