AA 26/27 Secondo ciclo – Cultura, pensiero, studio: dalle pratiche al pratico

Offerta formativa aa 2026/2027 Percorso di teologia – specializzazione in Teologia pastorale. Una proposta che punta a formare uomini e donne capaci di impegno attivo nelle comunità cristiane, in ambito educativo, familiare, culturale, civile, economico a servizio delle persone e in generale della promozione umana. Intervista al direttore Stefano Didonè.

«In una società complessa e in un tempo di grandi trasformazioni e di nuovi equilibri, le chiese vivono oggettivamente un tempo di povertà, di calo delle vocazioni, di invecchiamento dei volontari e delle persone impegnate nella pastorale. Al tempo stesso, però, ci sono segni di speranza: c’è una domanda di nuova spiritualità nei giovani, si stanno aprendo e consolidando forme di ministerialità laicale e ci sono figure femminili in ruoli apicali. Tutto ciò richiede dialogo, pensiero e studio. In una parola: cultura». È la riflessione del prof. don Stefano Didonè, da alcuni mesi direttore del ciclo di specializzazione (licenza) della Facoltà teologica del Triveneto. Trevigiano, docente di teologia fondamentale e già direttore dello Studio teologico interdiocesano “Giuseppe Toniolo” di Belluno-Feltre, Treviso e Vittorio Veneto, dal 2020 dirige la rivista della Facoltà Studia patavina.
Ci facciamo raccontare il suo approccio e suoi progetti per il secondo ciclo di studi teologici.

Professor Didonè, come affronta questo impegno?
«Lo sento molto sfidante. Non solo per gli aspetti organizzativi e gestionali, che sono sempre incombenti e pressanti, quanto per il livello di studi e di preparazione che il ciclo di licenza comporta. Arrivo da una delle sedi della rete Facoltà e da un’esperienza di direzione del primo ciclo, dove la parte della ricerca teologica è sviluppata soprattutto nei seminari e nelle tesi di baccalaureato, mentre i corsi sono istituzionali, volti a introdurre alla teologia, alla filosofia, alle Sacre Scritture, ecc. Alla licenza i corsi sono ogni anno nuovi e volti a promuovere anzitutto la ricerca teologica, offrendo un contributo di pensiero alle chiese del Triveneto e tenendo conto di una popolazione studentesca molto eterogenea dal punto di vista culturale e anagrafico. Tutto questo richiede un notevole lavoro di squadra e tanti equilibri da gestire».

Quale visione nuova intende portare, con uno sguardo in prospettiva?
«Più che una nuova visione, guardando alla storia del ciclo di licenza in teologia pastorale e spirituale e soprattutto alla situazione attuale, penso sia importante trovare il modo per recuperare e ridare corpo all’intuizione che ha caratterizzato fin dall’inizio questa Facoltà, cioè l’indagine sulle forme pratiche che plasmano l’esperienza della fede, dalla liturgia all’accompagnamento spirituale, per fare degli esempi. Detto in termini un po’ più formali, si tratta di tornare dalle pratiche al pratico, cioè alla consapevolezza dell’agire come vero luogo teologico e non semplicemente come applicazione di un sapere della fede formulato a monte rispetto all’esperienza stessa. Si tratta di un’intuizione molto potente dal punto di vista filosofico e teologico, perché cerca di superare un radicato pregiudizio, presente tutt’oggi, che vede la teologia come un esercizio di pensiero accessorio e superfluo rispetto al “fare” pastorale».

Come se nell’esperienza cristiana ci fosse un primato del fare rispetto al pensare?
«Più che un’alternativa, io vedo una reciprocità. Ovviamente siamo nel Nord Est e una certa cultura del fare è di casa anche negli ambienti ecclesiali. Questo, però, è un tempo nuovo e inedito e ormai siamo tutti più consapevoli che non possiamo più permetterci di spendere tempo e impegno in pratiche e servizi che alla fine consumano energie senza generare alla fede. La Facoltà promuove una riflessione che integra azione e pensiero in modo fecondo, mettendola a servizio delle comunità cristiane e universitarie del Nord Est. In questi anni sono state promosse molte iniziative, sono stati introdotti i laboratori e i moduli aperti a tutti. Penso, però, che, insieme a questo, dobbiamo recuperare la forza di ispirazione dell’intuizione originaria e fondatrice, che il card. Kasper, nella sua lectio magistralis in occasione dell’apertura della Facoltà nel marzo del 2006 descriveva così: “per ciò che riguarda la teologia attuale, un suo punto debole consiste nel fatto che essa, da una parte, è troppo impegnata con se stessa e coltiva troppo un positivismo biblico e magisteriale, e, dall’altra parte, ha perduto – o almeno corre il pericolo di perdere – il contatto con la realtà…”. Occorre uno sguardo fiducioso sulla realtà, possibile solo grazie agli occhi della fede».

In che modo questo indirizzo “pratico” rende appetibile il percorso di licenza?
«L’indirizzo pratico connota sia la licenza in Teologia pastorale sia quella in Teologia spirituale, dal momento che il concetto cardine di quest’ultima è l’esperienza. Certamente può essere interessato a questi percorsi chi vuole approfondire la spiritualità cristiana e le ragioni della fede, ma anche ragioni delle forme pratiche della fede, sia quelle che caratterizzano l’identità del soggetto-chiesa (l’annuncio del vangelo, la celebrazione dei sacramenti, il servizio della carità) sia quelle nelle quali le comunità cristiane sono coinvolte assieme a tanti altri attori in ambito educativo, familiare, culturale, civile, economico a servizio delle persone e in generale della promozione umana».

Questa formazione a quali bisogni risponde, nella chiesa e non solo?
«Viviamo in una società molto complessa e in un tempo di grandi trasformazioni e di nuovi equilibri. Le numerose applicazioni dell’intelligenza artificiale, come purtroppo le guerre e le tensioni internazionali, sono diventate argomenti quotidiani. Come chiese viviamo oggettivamente un tempo di povertà, di calo delle vocazioni, di invecchiamento dei volontari e delle persone impegnate nella pastorale. Al tempo stesso ci sono segni di speranza: c’è una domanda di nuova spiritualità nei giovani, si stanno aprendo e consolidando forme di ministerialità laicale e ci sono figure femminili in ruoli apicali. Tutto ciò richiede apertura, dialogo, pensiero e studio. In una parola: cultura. Non possiamo sacrificare la cultura perché abbiamo poche risorse. Una licenza in teologia penso sia la formazione necessaria per chi ha ruoli di responsabilità nella chiesa, per i preti, religiosi e persone consacrate che vogliono rimettersi a studiare magari dopo anni di impegno nell’esperienza pastorale. Ma penso anche a giovani laici che desiderano approfondire le loro competenze professionali come insegnanti di religione o docenti negli istituti della nostra rete».

Quali novità sono in cantiere per l’aa 2026/2027? C’è qualche filo conduttore per le proposte dei corsi?
«Il filo rosso della Teologia pastorale è dato dalle comunità cristiane, parrocchie e non solo (anche le comunità religiose, ad esempio) con la loro vivacità e pluralità di ministeri e presenze. Oltre ai corsi caratterizzanti l’indirizzo, ci sarà una proposta dedicata all’evoluzione delle prime comunità cristiane – guidata dal prof. Carlo Broccardo, apprezzato biblista e direttore dell’Ufficio diocesano Catechesi e annuncio di Padova, dal titolo “Di me sarete testimoni” (At 1,8). L’ecclesiologia narrativa degli Atti degli Apostoli – e un’altra che cercherà di guardare al futuro – Sguardi sul futuro del cristianesimo, a cura del prof. Ugo Sartorio. Segnalo poi due corsi serali aperti a tutti e proposti nella modalità on line su due temi strategici: la figura del laico nella chiesa dopo il concilio Vaticano II, con il prof. Marco Vergottini, noto in Italia per i suoi studi sul laicato, e il corso sui ministeri della chiesa, proposto dal prof. Livio Tonello. Non mancherà l’attenzione verso temi più scottanti e delicati, come le domande alla chiesa dai cristiani lgbt+, corso proposto dal prof. Giorgio Ronzoni, e l’autore di violenza nelle relazioni intime, proposta guidata dal prof. Brian Vanzo. Un’attenzione privilegiata sarà riservata alla figura di John Henry Newman, recentemente proclamato da papa Leone dottore della chiesa, valorizzandone la spiritualità attraverso un corso dedicato e un convegno internazionale».

Il percorso prevede anche due seminari-laboratori. Quali saranno i temi affrontati?
«Il seminario-laboratorio di teologia pastorale è stato pensato e costruito in collaborazione con la Delegazione Caritas e il Tavolo di promozione Caritas Nord-Est ed esplora il ripensamento della parrocchia attorno a tre nuclei: l’esperienza dell’appassionarsi e del compatire; l’incontro con il più povero come riascolto del vangelo; la carità come indizio di iniziazione alla fede; sarà tenuto da Rolando Covi e Assunta Steccanella. Per la teologia spirituale Antonio Bertazzo e Marzia Ceschia proporranno un seminario-laboratorio su un tema francescano e non solo, la bellezza, dal titolo La via pulchritudinis dell’esperienza cristiana. La bellezza come via spirituale».

Paola Zampieri

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