Educare è generare

COMUNICATO STAMPA 18/2013
Padova, 17 maggio 2013
 
 
EDUCARE È GENERARE
Generare è mettere al mondo per curare e lasciare andare;
l’educazione è il proseguimento della generazione.
 
Franco Giulio Brambilla ed Eugenia Scabini sono intervenuti al convegno della Facoltà teologica La famiglia al crocevia dell’impegno educativo.
 
 
Tra orizzonti di senso e fondamenti dell’educare si è articolato il tema della “Famiglia al crocevia dell’impegno educativo” posto al centro del convegno della Facoltà teologica del Triveneto, svoltosi a Padova il 16 maggio, con gli interventi di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, e della prof.ssa Eugenia Scabini, docente emerito di psicologia sociale dell’Università Cattolica di Milano.
Le due relazioni, pur con tagli e letture diverse, la prima di carattere teologico-pastorale e l’altra psicologico-sociale, hanno trovato una convergenza nel punto fondamentale che caratterizza il binomio famiglia-educare: la costruzione di legami e di una identità generativa adulta. Per i genitori, diventare padri e madri significa non solo “generare”, cioè mettere al mondo, ma vuol dire anche maturare l’esperienza del “lasciare andare” i figli, «che è ancora un generare nella forma di una nuova cura, – ha evidenziato Brambilla – ed è il senso stesso della dedizione materna e paterna: far diventare il figlio un uomo nuovo, farlo risorgere adulto e autonomo. Egli non cessa di essere figlio, ma lo è da grande e libero, capace di rispondere non solo alla vita, ma anche di rispondere di sé». Su questa difficoltà dei genitori di lasciar essere autonomi i figli, e sul dramma del permissivismo, è intervenuta anche Scabini, sottolineando la fragilità del legame coniugale, la difficoltà a costruire un “noi” che ecceda la coppia e i bisogni del singolo, e il mutamento del significato del figlio. «Si è perso il senso delle generazioni che collega la coppia genitoriale alla sua storia e si è alterata la dinamica del legame tra genitori e figli dal punto di vista del compito genitoriale: dar la vita, curare e lasciare andare».
È evidente in questi processi l’influenza del contesto sociale, che allenta e frammenta i legami, e del contesto culturale, quasi incapace di vedere e di valorizzare la differenza, anche quella tra i corpi (con la relativa questione legata all’omogenitorialità). L’accento, di conseguenza, si sposta sul diritto dei singoli a saturare i propri bisogni, anche quello di maternità e paternità, e il connotato della famiglia vira sul versante affettivo/emotivo a scapito di quello etico/normativo.
Occorre dunque un recupero convinto di ciò che definisce l’identità della famiglia, che va reinserita in quel circolo virtuoso che collega generi (maschile/femminile), generazioni e stirpi; occorre ritrovare l’autorevolezza educativa dei genitori; occorre soprattutto dare sostegno alla funzione genitoriale, recuperando il legame di coppia, il legame genitori-figli e anche il legame “fraterno” tra famiglie nella condivisione di esperienze, radici e progetti. La famiglia, insomma, non va lasciata sola.
In allegato gli schemi delle relazioni di mons. Franco Giulio Brambilla ► e della prof.ssa Eugenia Scabini
Guarda le foto ► della giornata.
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