I giovani e la scelta di credere

Quali strade per rispondere al desiderio di Dio?

Il seminario di ricerca Giovani e fede tra presente e futuro: quali strade per rispondere al desiderio di Dio?, organizzato dall’Istituto Toniolo (Università Cattolica del Sacro Cuore) in collaborazione con Facoltà teologica e Coordinamento di Pastorale giovanile della Diocesi di Padova, tenuto in Facoltà il 26 gennaio 2012, ha fatto il punto sulle più recenti indagini svolte a livello nazionale sul mondo giovanile in rapporto alla fede e ha lanciato alcuni spunti interessanti e utili allo sviluppo di percorsi educativi.

 

La sociologa Paola Stradi, curatrice della ricerca sul progetto di orientamento “Chi voglio diventare?” realizzata in collaborazione con il Centro Universitario di Padova, in apertura del seminario ha restituito un’immagine dei ragazzi (di quarta superiore) partecipanti al progetto: «È una generazione un po’ ansiosa e spaventata, affaticata da ciò che ha intorno, ma non priva di un senso da dare alle cose».

Le caratteristiche dell’esperienza religiosa dei giovani e del processo di formazione della vita cristiana sono state al centro della relazione di Pier Paolo Triani, docente associato di didattica generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. «I giovani, praticanti e non, danno del “tu” a Dio, segno di una relazione diretta e alla pari in cui emerge l’elemento amicale e filiale – ha spiegato – Danno inoltre importanza alla figura di Gesù, mentre è debole la percezione della dimensione storica del cristianesimo ed è difficile il rapporto con la struttura istituzionale della chiesa». Dal contesto delle rilevazioni emerge come la fede sia un processo aperto, dinamico, che alla fine chiede una scelta personale. «I giovani mettono seriamente in discussione il percorso catechistico, lo trovano ripetitivo, rigido, frontale; rilevano la debolezza della religione cattolica nell’affrontare eventi critici come la morte di un amico, il male. Forse diamo troppa teologia ai bambini – ha commentato Triani – e troppo poca ai ragazzi, quando le domande si fanno più forti. I giovani ci pongono una sfida educativa, che ci chiede di comunicare la fede tenendo presenti i diversi livelli di coscienza, i diversi linguaggi e soprattutto la questione dell’appropriazione personale della fede, che diventa un percorso sempre più individuale».

Pienamente concorde con questa lettura è Riccardo Grassi, sociologo dell’Istituto superiore di scienze religiose di Novara, che nel suo intervento ha subito evidenziato come i giovani siano «un universo frammentato, diversificato, contraddittorio» e quindi quanto sia importante «non dare per scontato che i giovani siano tutti uguali e non fare proposte troppo intellettuali». «Oggi l’apprendimento parte dall’esperienza diretta personale e ciò deriva dalla rivoluzione tecnologica degli ultimi vent’anni che ha cambiato il modo di comunicare e di socializzare. Anche dei valori occorre fare esperienza e i giovani chiedono un’esperienza di fede che sia pertinente alla vita». I numeri dicono che negli ultimi sei anni i giovani che si dichiarano cattolici sono scesi dal 67 al 52 per cento, vale a dire un calo di un milione e mezzo di persone. «È un abbandono – ha commentato Grassi – che dice che ci troviamo di fronte a una generazione che desidera credere ma non trova sul mercato religioso qualcosa in cui credere. L’85 per cento dei giovani esprime infatti un interesse per la spiritualità e la chiesa non riempie questo spazio. È chiaro che uno spazio lasciato vuoto resta libero per altri». Anche il sociologo sottolinea come la partecipazione sia un fatto di affinità, di ricerca di ciò che piace e quindi di scelta, in un contesto di “liquidità”. «La sfida – conclude – è accettare che i giovani non si sentano più appartenenti ma ci scelgano: vogliono un incontro, un orientamento alla vita, alla scelta, una verifica dell’esperienza; cercano una “casa”, e la comunità dovrebbe cominciare a esserlo».

«Affettività e contesto professionale, quotidianità e vita privata entrano come elementi determinanti nelle scelte dei giovani, che nel progettare la loro vita sembrano oggi più che mai alla ricerca di autenticità – ha aggiunto Simone Zonato, docente di sociologia generale e religiosità giovanile alla Facoltà teologica del Triveneto – È un percorso personale in cui sono però importanti anche l’incontro,  l’accompagnamento personale e alcune figure di riferimento».

 

Paola Zampieri

condividi su